‘A loro, operatrici, infermiere, medici, era consentito provare sentimenti, emozioni e sensazioni fisiche. Sbottare di rabbia contro chi non camminava abbastanza veloce, tremare di freddo durante i giri in cerchio, legarsi e affezionarsi…ai propri figli, ai mariti, alle mogli.
E tutte queste cose le qualificavano come persone normali.
Ma per Alice gridare per il dolore al piede, allungare la mano a toccare quella calda di Maxine, lamentarsi alzando la voce per l’impossibilità di impedire che accadesse qualcosa di orribile: tutto questo la bollava come degenerata.’
Per secoli le emozioni delle donne sono state interpretate, controllate, giudicate.
Rabbia, dolore, desiderio di vicinanza, paura: ciò che negli altri era umano, nelle donne poteva diventare un segno di debolezza, di eccesso, persino di follia.
La storia della salute mentale femminile è anche la storia di questo sguardo: uno sguardo che ha spesso patologizzato ciò che era semplicemente umano.
